Oggi niente notiziari: non ho voglia di sentire le solite oche che starnazzano le loro ragioni dai loro cartelloni pubblicitari.Tanto, lo sappiamo tutti che dietro non c'è niente, tranne un'impalcatura di tubi innocenti, cioè gli altri affiliati alla cosca d'appartenenza, cioè la 'famiglia'.
Starnazzano da giorni (alcune da anni) senza conoscere sosta: una noia mortale. Dubito che sappiano fare altro, e comunque non lo fanno neanche bene.
A guardarle, tutte così affannate nella costruzione della loro bella figura, è evidente che l'unica idea condivisa da tutti è proprio quella di nascondersi dietro la bella figura.
Nulla di pratico. Nulla di reale. Solo bella figura.
Io, che non faccio una ceretta da almeno 3 anni, da questo clima di luccicante mafia moderna tutto marketing e niente sostanza, mi salvo perchè il principe mio consorte è un uomo concreto, sintetico, privo di diplomazia, un uomo che cucina pasta e ceci insomma. Non è uno da bella figura (infatti mi permette di scoreggiare a tavola)(grazie amoremio).
Non ho il virus della nostalgia e non amo le ricorrenze, ma verso la fine di gennaio mi viene in mente che è in questo periodo che, 6 anni fa, ho conosciuto il principe, un freddo inutile lunedì sera a Roma. Due chiacchiere in chat e dài, vediamoci per una pizza. A catturarmi fu subito il bolide con cui il futuro principe arrivò all'appuntamento, una matiz del 1848 con tutte le ruote, e pensai: questo è un uomo che va oltre (oltre la carrozzeria).
Nell'abitacolo ebbi modo di diffondere subito un po' della mia nebbia (nebbia padana? direi calabrese)(ottima)(bei tempi) e si capì immediatamente che il nostro feeling era stupefacente. Durante la pizza, mangiavo la suddetta con la bocca e la sua bocca con gli occhi, finché lui disse - mi stai per baciare? e pensai: questo è un uomo che capisce la mia faccia (un facciamante).
Appena fuori dalla pizzeria, non ricordiamo dove caspita abbiamo parcheggiato il bolide (che confusione, sarà perché ti amo?). Ma dov'è ma dove non è, come cani con la cistite, facciamo varie soste nei portoni di S.Lorenzo, e penso: questo è un uomo che sa usare la lingua.
Appena possibile, ci ritroviamo ad esplorare la nostra nudità. Quando lo vedo nudo penso: questo è un uomo.
Finiamo la notte all'alba, tramortiti dalla nebbia che nel frattempo avevamo ricreato anche in quella camera da letto, camera che non era né mia né sua, forse di un suo ex (non posso mica ricordarmi tutto!). Dopo poche ore di sonno decidiamo di andare al mare a farci uno spaghetto allo scoglio, e nella serena vaghezza del relax soffuso penso: questo è un uomo che non ha voglia di lavorare (come me!).
Le parole scorrevano fitte e la lingua, per un motivo o per l'altro, non stava mai ferma. Ci ritrovammo sulla spiaggia io lui e il popper, su un lettino abbandonato fra le dune di Ostia, sullo sfondo di manifesti già sbiaditi di pubblicità, con un forte vento fra i pensieri e la sabbia sui denti a testimoniare la nostra effettiva felicità.
Dopo una bella limonata a ventosa, lui raggiante mi scosta da sé come per rimirarmi e mi dice che mi ama, e me lo dice così, con l'enfasi di chi ha appena ricevuto una promozione. Io penso: questo è un uomo esplicito. Ma anche sbrigativo. Ma anche romantico. Ma anche ..
I 'ma anche' si traducevano sul mio viso in un'espressione interrogativa/perplessa tipo mento in dentro e sopracciglio alzato.
A quel punto lui, uomo che legge la mia faccia, disse con propositivo entusiasmo - facciamo finta di amarci? Facciamo finta di essere innamorati? Ti va?
Pensai: questo è un uomo a cui piace giocare con le bambole.
In quel preciso istante mi resi conto che l'amore non esiste, però io e lui eravamo disposti a inventarcelo per gioco e a credere alla nostra invenzione, a buttare via un pomeriggio in un'idea condivisa, un'idea che sarebbe esistita per la durata del nostro casuale accordo: nulla di impegnativo, solo finché stiamo bene insieme.
Con mia sorpresa, questo gioco non scricchiola.
Per chi crede alle ricette, basta un po' di senso pratico (e niente bella figura).





Nel frattempo ascolto i Police.
L'italia anticomunista berlusconiana ha paura del barbaro invasòr chiunque esso sia (chiunque sia diverso e orgoglioso di esserlo), e siccome essere gay in un paese cattolico è come essere carbonari, l'italia ha paura dell'omosessualità perché non sa cos'è.
Ci fu un tempo in cui i palazzinari facevano i palazzinari e le caprette facevano ciao.
Durante un'intervista di qualche settimana fa, Enrique Iglesias scherza sulle dimensioni del suo pene, dicendo che è