venerdì, 25 gennaio 2008
ochestarnazzanoOggi niente notiziari: non ho voglia di sentire le solite oche che starnazzano le loro ragioni dai loro cartelloni pubblicitari.
Tanto, lo sappiamo tutti che dietro non c'è niente, tranne un'impalcatura di tubi innocenti, cioè gli altri affiliati alla cosca d'appartenenza, cioè la 'famiglia'.
Starnazzano da giorni (alcune da anni) senza conoscere sosta: una noia mortale. Dubito che sappiano fare altro, e comunque non lo fanno neanche bene.
A guardarle, tutte così affannate nella costruzione della loro bella figura, è evidente che l'unica idea condivisa da tutti è proprio quella di nascondersi dietro la bella figura.
Nulla di pratico. Nulla di reale. Solo bella figura.

Io, che non faccio una ceretta da almeno 3 anni, da questo clima di luccicante mafia moderna tutto marketing e niente sostanza, mi salvo perchè il principe mio consorte è un uomo concreto, sintetico, privo di diplomazia, un uomo che cucina pasta e ceci  insomma. Non è uno da bella figura (infatti mi permette di scoreggiare a tavola)(grazie amoremio).

Non ho il virus della nostalgia e non amo le ricorrenze, ma verso la fine di gennaio mi viene in mente che è in questo periodo che, 6 anni fa, ho conosciuto il principe, un freddo inutile lunedì sera a Roma. Due chiacchiere in chat e dài, vediamoci per una pizza. A catturarmi fu subito il bolide con cui il futuro principe arrivò all'appuntamento, una matiz del 1848 con tutte le ruote, e pensai: questo è un uomo che va oltre (oltre la carrozzeria).
Nell'abitacolo ebbi modo di diffondere subito un po' della mia nebbia (nebbia padana? direi calabrese)(ottima)(bei tempi) e si capì immediatamente che il nostro feeling era stupefacente. Durante la pizza, mangiavo la suddetta con la bocca e la sua bocca con gli occhi, finché lui disse - mi stai per baciare? e pensai: questo è un uomo che capisce la mia faccia (un facciamante).
Appena fuori dalla pizzeria, non ricordiamo dove caspita abbiamo parcheggiato il bolide (che confusione, sarà perché ti amo?). Ma dov'è ma dove non è, come cani con la cistite, facciamo varie soste nei portoni di S.Lorenzo, e penso: questo è un uomo che sa usare la lingua.
Appena possibile, ci ritroviamo ad esplorare la nostra nudità. Quando lo vedo nudo penso: questo è un uomo.
Finiamo la notte all'alba, tramortiti dalla nebbia che nel frattempo avevamo ricreato anche in quella camera da letto, camera che non era né mia né sua, forse di un suo ex (non posso mica ricordarmi tutto!). Dopo poche ore di sonno decidiamo di andare al mare a farci uno spaghetto allo scoglio, e nella serena vaghezza del relax soffuso penso: questo è un uomo che non ha voglia di lavorare (come me!).
Le parole scorrevano fitte e la lingua, per un motivo o per l'altro, non stava mai ferma. Ci ritrovammo sulla spiaggia io lui e il popper, su un lettino abbandonato fra le dune di Ostia, sullo sfondo di manifesti già sbiaditi di pubblicità, con un forte vento fra i pensieri e la sabbia sui denti a testimoniare la nostra effettiva felicità.
Dopo una bella limonata a ventosa, lui raggiante mi scosta da sé come per rimirarmi e mi dice che mi ama, e me lo dice così, con l'enfasi di chi ha appena ricevuto una promozione. Io penso: questo è un uomo esplicito. Ma anche sbrigativo. Ma anche romantico. Ma anche ..
I 'ma anche' si traducevano sul mio viso in un'espressione interrogativa/perplessa tipo mento in dentro e sopracciglio alzato.
A quel punto lui, uomo che legge la mia faccia, disse con propositivo entusiasmo - facciamo finta di amarci? Facciamo finta di essere innamorati? Ti va?
Pensai: questo è un uomo a cui piace giocare con le bambole.

In quel preciso istante mi resi conto che l'amore non esiste, però io e lui eravamo disposti a inventarcelo per gioco e a credere alla nostra invenzione, a buttare via un pomeriggio in un'idea condivisa, un'idea che sarebbe esistita per la durata del nostro casuale accordo: nulla di impegnativo, solo finché stiamo bene insieme.
Con mia sorpresa, questo gioco non scricchiola.
Per chi crede alle ricette, basta un po' di senso pratico (e niente bella figura).
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categoria:uomini veri
lunedì, 10 dicembre 2007
mafiaNel frattempo ascolto i Police.
Ho sciolto i loro 5 dischi in un unico cd di mp3. Uau. Mi sto rendendo conto solo adesso di quanto il formato mp3 abbia cambiato il mio modo di ascoltare musica. Mi sparo certe giornate monografiche che sono un tuffo nelle viscere degli autori (speriamo non mangino pesante). E ogni volta mi prendo le canzoni in faccia come se fossero ragnatele in cui rimango invischiata per giorni, contro la mia volontà. Sabato e domenica ho convissuto con Can't Stand Losing You. Oggi è il turno di Darkness, un pezzo firmato non da Sting ma da Stewart Copeland, che tra l'altro un colpettino glielo si può ancora dare, al Copeland (alzi la mano chi non ha un debole per i batteristi sudati e in odor di genialità). A Sting, che di sicuro brutto non è, darei invece una botta in testa, forse anche tre o quattro, con la borsetta di piombo.
Ho rotto con Sting da quando ha scritto questa roba, imperdonabile per uno che ha scritto Walking On The Moon.
Devo proprio dire che i Police mi arrapano musicalmente. Sì, è vero che anche pelare le patate mi arrapa, ma i Police di più, in particolar modo Stewart Copeland (l'ho già detto?).

Daniele Luttazzi invece non mi arrapa affatto, però mi fa ridere almeno quanto è brutto.
Mi fa ridere sia quando capisco la battuta dopo 5 minuti, sia quando sparge fighe e sperma e morte dappertutto per godere dell'orrore che fa.
Per qualche settimana ho goduto della sua lordissima bocca a Decameron, poi mi sono persa la scorsa settimana e poi puf, sparito. Again. Soppresso dal palinsesto e sostituito dal solito telefilm americano isterico pieno di pistole e ciuffi perfetti.
Pare (mannaggia a me che stavo altrove) che ci sia andato giù pesante sul cardinale Giuliano Lindo Ferrara, un personaggio che trasuda (e strasuda) onestà e candore da tutti i buchi del culo, uno dei personaggi di punta (e di merda) de la7, uno di quelli che riescono sempre nell'intento di farti sentire stupido, lasciandoti però la netta sensazione di averti solo inchiappettato con le parole. Mi spiace per Ciccino Ferrara, perché secondo me una persona intelligente che non sa ridere di sé, o ha la coda di paglia o non è affatto intelligente.

Oh bella, e adesso?
A chi sputo in faccia?
Stavolta né ai politici ammastellati né al nano kabuki (che ormai lo confondo con la Santanché, pora stella..). Mi ero fatta l'idea che la7 fosse una piccola oasi in cui i fascisti hanno il buon gusto di non offendersi, e invece ..
Non so darmi una spiegazione plausibile.
Tranne che la mafia è costume.
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categoria:uomini veri, lammùsica
mercoledì, 20 giugno 2007
Sabato sono andata al Gaypride, sì sì, e per l'occasione mi sono travestita da culattone con la barba e mi sono fatta scortare dal solito Ditazzo e da Natoridendo, che sono 2 cristoni che se non ridono fanno quasi paura, ma se li porti al Gaypride ti fanno da maxi-majorettes.

Al solito, il Gaypride ti mostra tanta carne, ma sempre più confusa: culi ascellari, tette cavigliari, tette al posto degli zigomi, chiappe al posto dei bicipiti, panze e danze, pelo e contropelo, leather latex botox bisex trisex, uh, oh, favolosa, divina, fanatica .. insomma di tutto, ma così di tutto che nessuno si sarebbe sentito escluso. Una gioia superficiale ma condivisa. E giuro che non ero drogata, io.

Verso sera il corteo arriva in piazza sgiovanni e iniziano i discorsi delle autorità. Va detto che dagli altoparlanti si odono quasi esclusivamente voci di donne, fra cui alcune sono eterosessuali (la Guerritore, la rappresentante dell'Agedo, la ministra Pollastrini..), ma di uomini ne ho sentiti parlare solo un paio, di cui uno di nazionalità russa (uno dei pestati del pride moscovita) e l'altro con la voce da sarta.
Ah, l'inno del Gaypride di quest'anno lo ha scritto Daniele Silvestri, che gay non è.

Mi guardo attorno e la mia impressione è che i maschi gay, così come i maschi etero, non stiano proprio benissimo. Di fatto sono i meno partecipativi: non prendono iniziativa, non concorrono alle leadership, non ascoltano e non si esprimono, adorano stare pigiati l'uno contro l'altro nel gregge indistinto ma si annoiano come se fossero a messa non appena c'è da ascoltare, sempre un po' spettatori storti, con lo stridente sottofondo delle voci delle femmine incazzate che si alternano al microfono.
Permettete 2 paroline agli amici gay:

Cari frocelli d'italia,
l'italia non s'è desta, l'italia ancora dorme.
Dorme perché voi froci la lasciate dormire, tranne il giorno del Gaypride che spaccate i maroni coi fischietti per le vie del centro.
Ma il resto dell'anno? Fischiate dietro le fighe per non sfigurare con i colleghi? Vi fate ingessare i polsi per non gesticolare troppo? Come fate a nascondervi?
No perché .. pare proprio che quest'italia berlusconiana non sappia un cazzo di omosessualità!
Qual è il vostro grado di autostima gli altri 364 giorni dell'anno?

Amici gay, cerchiamo di ragionare: il silenzio che per tanto tempo ha avvolto l'argomento omosessualità, vi ha fatti crescere in un ambiente totalmente impreparato al vostro arrivo, ed è per questo che molti di voi sono fuggiti dai propri natali per imparare a vivere.

gayprideL'italia anticomunista berlusconiana ha paura del barbaro invasòr chiunque esso sia (chiunque sia diverso e orgoglioso di esserlo), e siccome essere gay in un paese cattolico è come essere carbonari, l'italia ha paura dell'omosessualità perché non sa cos'è.
E' inutile parlare di matrimoni gay e adozioni gay e famiglie gay se l'italia ancora ignora che l'omosessualità non è una moda straniera, che non è un virus, che non basta parlarne per fare proseliti e che non basta non parlarne perché non esista.
L'ambiente che vi circonda è ostile perché ha paura, perché cerca di difendersi da qualcosa che non conosce, mentre voi, che ormai siete delle consapevoli sgualdrine, avete L'OBBLIGO di bonificare l'ambiente e regalare a chi vi sta attorno un pezzo di realtà che non conosce.

Facciamo 2 conti: pare che a livello mondiale, la percentuale della popolazione omosessuale rispetto alla totalità sia del 5%. Quindi in italia siete circa 3 milioni (cifre discutibili, ma fateme fini' er concetto). Se ognuno di questi 3 milioni si assumesse l'onere di uscire allo scoperto almeno con 100 persone nell'intero arco della propria vita, gli italiani avrebbero 300 milioni di occasioni per conoscere una persona omosessuale, avrebbero cioè la possibilità di farsi un'idea propria anziché prenderla in prestito dal premier vaticano Giusy Ratzinga Zeta Jones.

Uscite dalle darkroom, parlate con la gente, buttate nel cesso il concetto di privacy, che sennò il silenzio vi si ritorce contro .. ma fatelo, cazzo! Evangelizzate! Uscite da quei tombini!
(il vittimismo mi dà un po' sui nervi)
(vado a rotolare qualcosa di tranquillizzante)
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categoria:nulla, uomini veri
mercoledì, 22 marzo 2006
Il principe mio consorte è un personaggio da scoprire. Sembra taciturno ma ha un sacco di cose da dire. E' pieno di energie ma non fa un c*zzo. E' una specie di caldo tesoro nascosto nel gelo degli abissi, al quale però io ho la fortuna di avere quotidiano accesso.
Il principe pensa molto e ogni tanto scrive.
Estraggo a sorte una perla che ci fa prezioso dono dell'esercizio del dubbio.

megafono
Per quelli come me
ma solo quelli comme a me
perché ce ne solo altri e altri
Quelli comme a me
quando fanno una cosa si impegnano
ci credono
ma quando la cosa è fatta
è sufficiente
Può essere più che sufficiente
ma sempre sufficiente è
Non è scarso mediocre
e nemmeno buono ottimo eccellente ma
sufficiente
Quelli comme a me sono persone equilibrate
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categoria:nulla, uomini veri
venerdì, 10 marzo 2006
PippobaudoCi fu un tempo in cui i palazzinari facevano i palazzinari e le caprette facevano ciao.
Era l’epoca trionfale dell’impero di Pippobaudo I°, il Supremo Trombone Catodico, una specie di Giosuecarducci della televisione: un grumo di noia.
Vedevo Pippo e visualizzavo la forfora sulle spalle, vedevo Pippo e pensavo a quanto mi stessero antipatici i centrini fatti all’uncinetto, vedevo Pippo e capivo che un drogato è soltanto un malato di nostalgia.
Nei giorni scorsi sono stata malata, inchiodata alla tv come una crista alla croce.
E mi sono sciroppata programmi televisivi insostenibili, programmi che solo chi è inchiodato può guardare.
Fra questi Domenica in: una girandola di varie inutilità sparate a raffica.
I numerosi conduttori messi assieme sono indispensabili quanto una spremuta di unghie.
Le interviste sono così brevi che vengono solo annunciate.
La rissa è una minaccia costante, e quando arriva ti rendi conto che è meglio di tutto il resto.
La musica è mortificante, la scenografia sfianca.
Il pubblico che chiama per i giochini è sicuramente sotto Tavor.
Ma quando è arrivato Pippobaudo, tutto mi è sembrato così straordinariamente soave, e lui così pacato, brillante, interessante, quasi gradevole anche nell’aspetto, proprio lui, l’unico senza extensions, l’unico senza zigomi carenati, e l’unico a rispettare la consecutio temporum.
Lunga vita a Pippo il balsamico (non avrei mai creduto di arrivare a questo).

Pippo, darling, adesso che la Katia non alberga più nel tuo cuore, la Pippa posso farla io?
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categoria:nulla, tv , uomini veri
venerdì, 03 marzo 2006
Oggi sono orgogliosa.
Sono orgogliosa del principe mio consorte.
Ieri, un'altra giornata favolosa (Roma Foreverest), siamo usciti in mattinata per inviare un fax.
Come, la regina non possiede un fax?
Il fax è uno strumento adatto ad un ufficio, non ad una regale abitazione in cui si vive immersi in sonorità foderate di velluti e prosciutto.
Viviamo in un clima così rarefatto che i nitriti del fax finirebbero per acuire la stipsi di cui soffre il mio consorte (amore non prendertela, dovevo dirlo, mi serve per renderti umano).
Insomma passeggiamo nelle zone della città più soavi e vispe che abbiamo qui intorno, magari dove c'è un mercato, e facciamo finta che è proprio da lì che vogliamo inviare il nostro fax.
Entriamo in un qualsiasicosa center, il cui arredamento ricorda un bar sport di Kabul.
Un ragazzetto con due labbrotte da masticare, con uno sguardo e un sorriso di una sincerità squagliante, tenta l'operazione fax. Tenta e ritenta senza riuscire.
Nel mentre lo osservo, i capelli tagliati di fresco, i denti bianchi bianchi, e immagino frammenti della sua storia, facce di persone care, luoghi, situazioni.. Ma cosa ne so io di come ha vissuto questo qui? Non riesco neanche a immaginare da che continente venga.. E poi perché devo immaginare? Se fossi realmente interessata chiederei a lui, no?
La fila dei fax da inviare si allungava e si sfaldava continuamente:
- ok ripasso più tardi
- quanto ci vuole per aggiustarla? se ritorno fra mezz'ora?
- sì ma glielo devi dire lì, al tuo principale..
Un comizio di fanfaroni.
Il ragazzo è un po' imbarazzato/imbranato, ma sorride, si vede che c'ha filosofia, sicuramente non è cattolico.
E mentre io gli prendevo le misure, confusa dalla necessità di sentirmi politicamente corretta, il principe mio consorte andava dietro il banco a dargli una mano (..so a cosa i più perversi di voi stanno pensando: le mani stavano tutte sul fax, giuro).
Il principe mio consorte, solitamente portato per la tecnologia quanto Berlusconi per l'inglese, ha risolto il problema in pochi minuti e ha preteso di pagare i 70 centesimi del fax finalmente inviato, il fax che volevamo partisse proprio da lì.
Dare una mano è un'usanza così remota, che in quel negozio è venuto in mente ad una persona su sette: al meraviglioso principe mio consorte.
(sì, è una dichiarazione d'amore)



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categoria:uomini veri, buoni sentimenti
giovedì, 29 dicembre 2005
enriqueDurante un'intervista di qualche settimana fa, Enrique Iglesias scherza sulle dimensioni del suo pene, dicendo che è troppo piccolo per essere mostrato in un servizio fotografico.
Meraviglia! E quando mai abbiamo ascoltato dichiarazioni di questo tipo con tanto di nome e cognome e faccia sprotetta?
Certo, se non lo fa lui, giovane e bello e quant'altro, che può distrarci dall'eventuale deficit con più di qualche effetto speciale, chi può sentirsi di fare lo stesso?
Comunque sia, 10 punti all'Enrique (la cui musica non mi sembra degna di nota qui) che ha dato uno scossone a quello che oserei definire il totem delle paranoie degli uomini macho: il volume dei loro affari.

Pare che, annesso a questa dichiarazione dell'Enrique, sia stato programmato a breve il lancio di una linea di mini-preservativi aromatizzati al cotechino.
postato da: ugualina alle ore 09:22 | Permalink | commenti (4)
categoria:gossip, uomini veri, sesso & carnazza