mercoledì, 10 maggio 2006
tvC'è davvero bisogno di prendere in prestito la 'fumata bianca'  dal gergo dei rituali della ch*esa c*ttolica ogni volta che attendiamo l'esito di un consesso di votanti?
Dobbiamo sempre avere la sensazione di aver a che fare con un gruppo di gente avulsa che comunica coi segnali di fumo?
Tutti attendono la 'fumata bianca' e nell'attesa si sparano la 'scheda bianca' o chissà quante altre cose bianche e fumate ci possono essere in quel covo di comunisti drogati che si sta rivelando questo nuovo governo ladro.

Qui a palazzo invece (l'allusione è troppo facile - mi si conceda) la fumata c'è stata, ma non so dire se bianca o a fiori. Mi pare di ricordare che nel mentre in tv impazzava l'inutile dibattito sull'inutile cronaca di un'inutile votazione: e l'italia è spaccata, e gli italiani sono spaccati. Spiccano gli spacchi: sarà la moda.
Travolti da irrefrenabile improvviso e immotivato afflato patriottico, il principe mio consorte ed io ci siamo trascinati su un tram pubblico per andare a visitare i saloni restaurati del Palazzo del Quirinale, aperti al pubblico fino al 13 maggio.
Fino ad oggi non mi ero mai messa in fila per nulla del genere.
Infatti in fila ci siamo rimasti 10 minuti e poi basta, santa pazienza. Ci siamo spaccati.

Ma la signora sul tram, quella col foulard fiorato legato dietro, i capelli stile Moira, e alcuni fiori avvolti in una carta che spuntavano fuori dalla borsa di paglia, lei è valsa l'uscita. Lei e tutti le persone su cui ho avuto tempo di fantasticare (sono la sola a fantasticare per strada?).
Vista tutta assieme la gente non è spaccata.
postato da: ugualina alle ore 06:35 | Permalink | commenti (17)
categoria:dizionario, politicamentazione
venerdì, 05 maggio 2006
semaforoQualche settimana fa il Ditarculo mi ha fatto dono dell'ultima musica di Paolaturci, 'Questa parte di Mondo'.
Il Dito (grazie Pata) mi conosce ormai da qualche millennio: conosce i miei trascorsi da cantante di pianobar (era l'epoca in cui Stefanì di Monacò alitava sui microfoni e anch'io volevo palesare la mia vena artistica), conosce la mia faziosa immodestia e conosce i miei rigidi gusti musicali. Non per nulla è il mio consulente artistico, il mio confidente sonoro.
Grazie a lui ho conosciuto Carole King e Annarita Spinaci.
Ma l'ultima volta che mi ha proposto di ascoltare la Paolaturci stavo per segargli la giugulare col CD della Paolaturci. Di lei non mi piaceva l'emissione vocale un po' nave e trovavo poco convincenti la sue scelte stilistiche, mentre la persona (.. il personaggio) l'ho sempre immaginata più simpatica di quanto mostrasse. Poi col tempo mi son fatta morbida e la Paola si è evoluta.

Insomma 'sto cd di Paolaturci contiene 14 canzoni rilassate di una persona innamorata e consapevole, approdata a quel tipico pragmatismo che bla bla ecc.
Fra queste, Groviglio Di Regole, il cui testo prendo in prestito per riflettere una volta di più sulla necessità di avere delle regole in amore.
Pontifichiamo: ogni regola deve avere un buon motivo per esistere, sennò che senso ha?
La sensatezza delle regole che disciplinano la convivenza è facilmente dimostrabile.
Il semaforo, per esempio, è una regola che, se vogliamo evitare di spataccarci fra noi come allegri kamikaze, faremmo meglio a seguire.

Ma in amore?
Per esempio, la monogamia: fa parte del nostro istinto oppure è una regola?
Se il comportamento monogamico fa parte dell'istinto, perché ridurlo a regola?
E se invece è solo una regola, a cosa serve?
postato da: ugualina alle ore 11:55 | Permalink | commenti (13)
categoria:dizionario, buoni sentimenti, lammùsica
domenica, 30 aprile 2006
ssE' di moda l'assolutamente.
E come tutte le mode virali, dà la nausea in fretta: non se ne può già più.
C'è chi lo usa per prendere tempo, utilizzando quel tempo per decidere se farlo diventare un 'assolutamente sì' o un 'assolutamente no'.
Conosco persone che addirittura hanno smesso di usare il sì e il no, e qualsiasi cosa tu gli chieda ti rispondono: assolutamente. Che se lo lasci lì da solo fa tanto enigma.

- caro, il gatto lo preferisci alla brace o trifolato?
- assolutamente.

Ormai lo sento ovunque,  lo sento pronunciare anche da me: anch'io, improvvisamente, farcisco i miei discorsi con iperbolici avverbi rafforzativi ed energici, e 'assolutamente' è di gran lunga quello che sento di più, perché quelle 2 'esse' assassine si moltiplicano a seconda del pathos del momento e così diventano come la lama d'una spada, come un sibilo d'allarme.

- Attenzione, è appena giunta alle vostre orecchie una sciabolata di 'esse', siete pregati di rimanere impressionati.

Cos'è successo ai nostri occhi che improvvisamente vediamo tutto con più contrasto?
Cos'è successo alla nostra eloquenza se in mancanza di argomenti ci strafoghiamo di 'esse'?
Dobbiamo davvero essere così assolutamente convincenti?
postato da: ugualina alle ore 03:33 | Permalink | commenti (19)
categoria:dizionario
mercoledì, 05 aprile 2006
coglioneDicesi c*glione di sinistra quel 'malloppetto ciccioso' (A.Marchesini) spesso ricoperto di peli che se ne sta lì sotto a chiedersi come mai il c*glione di destra stia a destra. Il c*glione di destra si chiede lo stesso del suo compagno a fianco. I c*glioni fanno una vita da c*glioni, rimangono appesi lì dove sono nati, al massimo della vitalità ballonzolano, col freddo si ritirano, col caldo sudano ma non sbuffano, e viaggiano preferibilmente in coppia, uno a destra e uno a sinistra, da cui il vecchio adagio 'Un c*glione tira l'altro'. Quando si tratta di c*glioni non date retta a chi vi assicura che 'Non c'è due senza tre'.
C*glione è una parola che si usa poco perché è volgare, ed io che spesso uso la volgarità come pacche sulla schiena, sono grata a silvio per averla sdoganata trionfalmente.
D'ora in poi mi sentirò più a mio agio nell'uso della parola c*glione (manterrò comunque l'asterisco al posto della prima vocale perché il colpo d'occhio mi dà il brivido del proibito), mentre silvio era già a suo agio ieri quando, dice, faceva dell'ironia.

Allora. Esempio d'ironia: lui è così alto che le ascelle gli puzzano di piedi.
Alto è ironico, perché l'uso che faccio di questa parola è il contrario del significato letterale.
Invece - brutta testa di c*zzo bastardo rotto in c*lo - non è ironico, ok?
Non possiamo riparare i danni causati dalla nostra indomita animosità dicendo che era tutto uno scherzone e che siamo ironici, perché qui di ironico non c'è manco un tardivo sorrisino.

Caro silvio, io sono proprio una di quei c*glioni che non vedono l'ora di farsi rovinare dalle tasse rosse, sono una di quei c*glioni che all'ansia di trattenere più soldi nella propria saccoccia preferisce parlare di pacs, di ambiente, di antiproibizionismo, quindi a me puoi dare tranquillamente anche della p*ttana sl*bbrata tritabimbi che tanto mi entra da qui e mi esce da lì (o di là).
E quando risulta palese (ormai ti conosciamo) che anche in questo episodio l'unica spiegazione al tuo comportamento è che la lingua ti si è srotolata in modo incontrollabile, non puoi tirare in mezzo un concetto nobile come l'ironia, perché l'ironia è un'arte in bilico sul dubbio, mentre lo sproloquio, come tutti possiamo sentire, è solo rumore.

A parte l'orrenda calata longobarda e la tinta isterica perfino sulle sopracciglie, il danno maggiore che silvio ci ha inferto in questi anni è stato l'uso criminoso che lui fa della lingua italiana.
Però d'ora in poi potremo toglierci la soddisfazione di dirgli:
- Ciao c*glione! Ehi c*glione! Fatti un'altra lampada, c*glione! -
Tanto.. siamo ironici.

(.. però non stai male così abbronzato, sai?)
postato da: ugualina alle ore 15:42 | Permalink | commenti (10)
categoria:dizionario, delirio elettorale, il corpo umano, politicamentazione