venerdì, 26 giugno 2009
michaeljacksonQuando uscì Thriller nel 1982 avevo 15 anni, vestivo di verde e rosso e il mio impegno quotidiano principale era la lotta contro i brufoli (a questo proposito, se il signor Clearasil mi volesse inviare un telegramma di ringraziamento per averlo praticamente mantenuto per almeno 5 anni non mi dispiacerebbe).
Non ero ancora una compratrice di dischi interi (si chiamavano long playing o ellepì o album) ma mi concedevo decinaia e decinaia di 45 giri, che ad oggi costituiscono l'unica collezione del mio passato remoto che non riesco a buttare via (guai a te se mi dai della nostalgica).
Quando avevo 15 anni ascoltavo la radio e VideoMusic, e non avevo fratelli maggiori o altri canali che potessero portare altra musica alle mie orecchie se non quella della radio e VideoMusic. Quindi qualche anno prima di scoprire Bowie e i Doors, incappai nel re del pop.
Appena sentii Billie Jean mi sembrò esaltante.
Il suono era insolitamente brillante e mi sembrava che la sezione ritmica girasse in modo superlativo per le mie giovini orecchie, infatti non potevo evitare di muovermi per seguire il tempo, e quel giro di basso poi (che nell'intro si fa notare con viril prorompenza) mi sembrava che fosse il succo di tutto.
Saltai a pie' pari la fase 45 giri e m'accattai 'o ellepì.
Ma il mio impianto stereo andava a carbone ed io avevo bisogno di più volume (certa roba andava ascoltata con volume).
Fu così che tenendomi le casse attaccate alle orecchie come se fossero delle cuffie, mi vennero 2 belle braccine tornite, che si abbinavano favolosamente ai peli che mi erano testé cresciuti sparsamente sul corpo.
Inutile dire che con le casse attaccate alle orecchie avevo la possibilità di percepire strumenti e suonini che col normale ascolto aereo non avevo sentito mai.
Quell'esperienza cambiò il mio modo di ascoltare la musica.
Pezzi preferiti allora: Billie Jean e Pretty Young Thing.
Pezzi preferiti oggi: Wanna Be Starting Something e Baby Be Mine.

Quando stamattina ho appreso della sua morte ci son rimasta male, sul serio.
Il primo pensiero è stato: la camera iperbarica dunque non è servita a un cazzo ..
Il secondo pensiero è stato: sì però che vita di merda ..
A guardarlo, nulla di lui ci diceva che avesse 50 anni: quando i 50enni che conosciamo noi si tingono i capelli color nero-corvo sembrano solo dei patetici serial killer, ma lui invece aveva un aspetto ormai così assurdo che non pensavo avesse ancora qualcosa di umano e che potesse morire come un cristo qualsiasi, e perciò ci son rimasta male.
Così a metà mattina mi sono sparata Thriller (l'unico disco suo che possiedo perché poi mi ha sempre fatto abbastanza cagare) e ancora mi sorprendo, perché ricordo ancora la posizione esatta di tutti i suoi squittii, e ricordo ancora l'inglese maccheronico con cui cantavo appress'a lui, e ricordo ancora mamasé mamasà mamà cu-sa.

Poco mi importa quante copie ha venduto e quanti poppettari non sarebbero musicalmente nati senza di lui.
M'importa che con quel disco mi ha intrattenuto e mi intrattiene ancora magnificamente.
Un grande applauso a Michele Figliodigiacomo.
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categoria:buoni sentimenti, lammùsica
giovedì, 01 gennaio 2009
carneOh .. che peccato ..
Anche quest'anno il natale si è squagliato.

Un tempo appartenni (appartenqui?) alla cerchia dei S.A.S.A.S.A.N. (Soliti Accaniti Sinistroidi Asociali Snob Anti Natalisti).
A quell'epoca, venivo spesso colta da attacchi di panico pre-natale. Mi ci voleva tutto gennaio per uscirne denatalizzata e superba come prima.

Oggi invece, grazie a secoli di autoascolto autoanalisi e autoricariche, flirto col natale come se fosse un uomo stronzo da conquistare a tutti i costi, così per gioco, per scommessa.
Come faccio? Mi faccio. Di tutto quel che trovo: dal centerbe alle benzodiazepine.
Così i contorni si sfumano e il natale diviene una purèa.

E poi che cazzo sarà mai sto natale: ma che roba è ..?
Dicesi festa comandata, cioè divertimento obbligatorio: un ossimoro, mica una cosa seria.
Insomma al mondo esistono le guerre e le carestie e i b*rlusconi e non si può dire che un ossimoro sia altrettanto periglioso: basta prenderlo per le corna e sbatacchiarlo un po', tanto non dura molto (l'ossimoro, non b*rlusconi).
E poi non tutti i babbi natali vanno in giro armati e, suvvia, tra pacchi e palle qualcosa di buono deve pur succedere.

Siccome che qui la crisi è critica già da sei anni (che coinvolgente privilegio), da mo' che i regali natalizi non ce li facciamo più.
Quest'anno però, mi sono fatta fare comunque un bel regalo dal principe: posso scoreggiare a tavola per tutto il 2009.
In cambio di questa sonora licenza, il principe ha chiesto che i miei arti non si appiovrino sul suo corpo per almeno 24h, un giorno a mia scelta.
Io ho cercato di spiegargli che i miei arti non sempre rispondono alla mia volontà, e che mai la mia volontà domina gli istinti carnazzi (carnacqui?), ma il principe non l'ha bevuta.
Che uomo.
Allora io, stoica, ho scelto oggi, 1° gennaio 2009, che resterà negli annali come Primo e Ultimo Fioretto di Capodanno.

Vi farò sapere se è vero che chi non tromba il primo dell'anno ..
postato da: ReginaDelconato alle ore 09:40 | Permalink | commenti (16)
categoria:buoni sentimenti
martedì, 27 maggio 2008
grottaGennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, ottobre, novembre e dicembre.
Da sempre il mio regàl calendario salta i mesi in cui l'attività cerebrale si riduce (sì, perfino più di così) per riprendere lentamente fra settembre e ottobre.
Detto ciò, è fondamentalmente agosto da circa un anno: un annetto di attività cerebrale ridotta, cioè da quando mi sono trovata gli affari fra le mani (parlo di affari di lavoro, sessuomani che non siete altro), nel senso che il lavoro mi perseguita: siccome tutto ciò che provo a fare risulta fantastico, qualsiasi attività mi si trasforma in bisness, ma il mio cervello rimane in pausa.
Faccio i ghirigori con la penna mentre sto al telefono? L'amico gallerista ne vuol fare una mostra.
Attraverso le strisce pedonali carica di sacchetti del discount e zuppa di sudore? Un regista di grido (aaaaaaaaa) mi vuole nel suo prossimo film per fare la pioggia.
Schiaccio con ferocia le formiche sul davanzale? Un amico squadrista mi vuole assoldare per le coreografie del prossimo raid al Pigneto.

E pensare che idealmente aspirerei al nulla, alla pace dell'inutilità, ad un consapevole fancazzismo accompagnato dall'abbandono di qualsiasi costumanza consumistica: no needs, no feeds. Ma non ce la farò mai, perché il lavoro e l'ottimizzazione dei tempi non sono per me uno sforzo, direi anzi che mi sono indispensabili, probabilmente perché in padania ci addestrano fin da piccoli a ruttare e scoreggiare contemporaneamente per non perdere troppo tempo in cose improduttive.
Però così lavoro e basta. Basta e lavoro. E l'occuparmi di una cosa sola umilia la mia straordinaria intelligenza. E ha ridotto ulteriormente la mia reattività sociale (e ridotto i miei post)(e aumentato i miei sgrunt) .

Mettiamola così: sto facendo prove d'esilio in vista del trasferimento in campagna, ma ho già voglia di tornare in città.

Tutta invasa dalla mia volubilità, sento di dover riaprire l'angolo della poesia per riappropriarmi della mia ia ia o.

Ode alla volubilità

Sono qui?
Sono là?
Sono lì?
Sono qua?
Si accettano scommesse
Anzi no
postato da: ReginaDelconato alle ore 15:27 | Permalink | commenti (15)
categoria:nulla, buoni sentimenti
lunedì, 19 novembre 2007
fuckyouUn grumo di schifi. Lasciatemi dire che guardando i vostri test sulle attitudini religiose, c'è un inquietante numero di gentaglia (fra cui la regina medesima) che si rivela perfino percentualmente cattolica. Per quanto riguarda me, so già che la mia parte cattolica è ciò che rimane quando non sono dedita agli atti impuri, quindi poca roba. Per quanto riguarda voi, oh inconsapevoli misture di culture decadenti, non fa niente, vi amo lo stesso: amore per tutti! Riuscirei a volervi un po' di bene perfino se foste fan di Comecazzosichiama Tatangelo, figuriamoci satanisti, che al massimo della pericolosità squartano qualche stupida pulzella bionda, o magari mora .. Al sangue ci siamo abituati, no?
Da un po', se non ci avete fatto caso, non riesco a commentare la politica. Il problema è che non posso commentare qualcosa che non esiste (la motivazione vera è che sono una comunista faziosa, infatti prodi è sexy).
Mi balzano quotidianamente agli occhi invece fiumi di torrido odio che sgorgano dai vomitoi mediatici.

Provo poco interesse per le cause che provocano l'odio, troppo soggettive per essere prese seriamente. Mi intrippa invece la gestione dell'odio.

Una decina d'anni fa l'ho provato anch'io, l'odio. Un odio tanto così: spontaneo e forte come un puledro di razza su un verde prato pieno di boazze. Non sto parlando di pesanti divergenze fra umani: parlo di odio vero, cioè di un sentimento sordo e cieco e totalizzante esattamente come l'amore, che però dava tutta la responsabilità della mia infelicità a un colui (infido e maldestro). Sono arrivata a desiderarne la morte, il che, per un residuato hippy quale ambirei essere, è un'infamia devastante (sigh).
Cessati i rapporti con colui, mi sono ritrovata con la vita sottosopra (grazie colui): amici spariti, lavoro compromesso, orgasmo assente, umore anti-uomo. Ma nessuna crepa era brutta da sopportare quanto l'odio che mi inchiodava a colui. Nulla era più svilente dell'assenza di altri pensieri.
Allora mi misi a scrivere, in principio senza neanche guardare fuori dall'oblò, poi più circospetta, senza sapere se scrivessi per me o per i posteri, e vomitai un odio a forma di parole: incalzavo, smontavo, stilettavo (uh quanto mi piacque scrivere!), coniavo avverbi che tuonavano come bestemmie.
Dopo 100 e rotte pagine, il mio odio era tutto lì, bello disteso, sotto i miei occhi, e mi sfidava. Aprivo una pagina e mi scureggiava in faccia. Più lo rileggevo più sembrava incattivirsi. Alla fine mi sembrava che il mio odio fosse molto più cattivo di me, e ridondante, e noioso, e tutto quello che avrei davvero voluto dire a quel punto era: per favore, nessuno si pulisca il culo con la fiducia che gli do .. Ma tutte le altre parole, francamente .. ora ..
Feci comunque leggere il manoscritto a colui e alle persone a me vicine.
Era già evidente che il distacco che provavo adesso nei confronti del mio odio in vetrina, si sarebbe presto trasformato in imbarazzo e poi in vergogna, che per quanto mi riguarda è un sentimento minore, lo smonto parlandone. Ma perché arrivare alla vergogna? Perché ho permesso a me stessa di sostare così a lungo in quella melma che procuravano danni soprattutto a me?
Inesperienza, direi, sia nella selezione del materiale umano, sia nella gestione del conflitto. Con colui, infatti, ero in guerra già molto prima di arrivare ad odiarlo, molto prima che lui diventasse il mio amante fisso e contemporaneamente il mio braccio destro e contemporaneamente il mio autista e stilista personale ..
E poi non sapevo: non sapevo che il tempo scioglie anche l'odio, e che vivere è l'unica cura.
Poco importa di chi sono le colpe dei misfatti: il conflitto insanato è un campanello d'allarme, e il conflitto reiterato è una sirena spaccamaroni, che non puoi non farci caso, quindi a quel punto no grazie, io scendo qui, tieni pure i cocci, e anche i tanga, il mondo è grande, la gente è tanta.
A ragion veduta, devo dire che l'elaborazione dell'odio, tagliato fine-fine come un trito di cipolla, è stata una delle esperienze più illuminanti e stancanti e formative della mia regale ed inutile esistenza, grazie al fatto che sono stata anche bravina a non sporcarmi le mani (un paio di volte stavo per spaccargli il muso, a colui, il che sarebbe stato imperdonabile) e grazie al fatto che la mia straordinaria intelligenza ricicla tutto. Volendo, un buon motivo per odiare lo trovo ancora, lo troviamo tutti, ma il devasto fisico e mentale che ne consegue non vale la pena, parola di stronza.

Il putrido manoscritto oggi giace in qualche cassetto, a fare da condominio agli acari. Sarebbe comodo disfarsene e procedere col makeup, ma magari no, mi tengo la cicatrice nel cassetto, so che c'è. Sono soddisfatta che ormai tutto sia pacifico, così pacifico che 5 anni fa ho rivisto colui, con tanto di scopata d'addio, perché sono mediamente schifosa e continuo a produrre sporcizia, però adesso la filtro.

PS: 'AMORE PER TUTTI!' ovviamente non vuol dire che la do a tutti, ma solo ai primi 100 di voi che mi contatteranno entro le 10.30 del 08/08/2008 (colui smettila: tu sei escluso).
PPS: devo l'ispirazione del grido 'AMORE PER TUTTI!' alla Strega Amelia, nonché Lagiovanna, poi Monaca Bastarda (poi non so, ma so che c'è)(ciao cara).
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categoria:tv , buoni sentimenti, felicitudine
mercoledì, 10 ottobre 2007
chiedereIn questa casa succede spesso che epidemie misteriose mi falcino via tutta la servitù, così rimango sola in balìa delle lavatrici da fare.
Detesto le lavatrici da fare.
E anche quelle già fatte.
Perché poi vanno stese.
Detesto le lavatrici da stendere.
Ma - padaniassassina - detesto ancora di più l'idea di ritrovarmi così incasinata da non avere nemmeno una mutanda pulita per fare uno strip più raffinato del solito ..
Quindi mi vesto da olandesina triste, agguanto la mia cesta di betulla ikea Vhaskä, e mi appresto alla bucatura.

Detestare è un atteggiamento davvero poco nobile, ma detestare in pubblico è come un peto a un funerale.
E quando mi sono accorta che mi stavo lamentando delle lavatrici perfino di fronte a cortigiani di passaggio, ho pensato di chiedere aiuto.
Così ho convocato il principe mio consorte, l'ho seduto, l'ho spolverato, gli ho preparato una cosina rilassante e gli ho detto, testuali parole: dato che c'è la parità dei diritti, dato che noi due siamo storti, dato che la lavatrice la detestiamo entrambi, perché non la fai anche tu?

A distanza di 3 anni da quel primo appello, devo dire che ormai d'abitudine una volta al mese, a volte 2 (mesi), il principe, di sua sponte, china le corna e lavatreggia. E che bravezza.
Oggi è successo di nuovo (again).
E' stato bello.
Meglio di niente no? In fondo non è la lavatrice che mi urta, ma il ruolo di lavannara mi avvilisce (sì, sono classista, ma ci sto lavorando su ..).

Io chiedo. Chiedo perchè a volte ho bisogno. Chiedo anche quando non ho bisogno, il che si traduce in un evidente ordine di condivisione.
(- uuh che bello! lo facciamo assieme? ti va? vero che ti va?)
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categoria:buoni sentimenti
sabato, 22 settembre 2007
tomas.gruberNon scherzo: ci siamo giocati Tomas il gatto di corte, a causa di una non meglio diagnosticata leucemia felina.
E' già passata una settimana.

Francamente? Non immaginavo che sarebbe stato un tale lutto.
Mi è anche uscito più volte del liquido acquoso dagli occhi, il che succede solo in casi eccezionalissimi (tipo quando non mi comprano il lecca-lecca).

Tomas è stato il primo gatto della mia vita, anzi, è stato il primo animale con cui io abbia convissuto. (Non è vero: ho convissuto con animali più puzzoni e ingombranti di Tomas, ma questa è un'altra storia.)
Devo ammettere che non sono diventata una di quelle fanatiche stile Vuvu Effe che gli animali dentro di se stessi sono delle belle persone, no.
Io al gattone mio bello (che potete ammirare in questa recente immagine che lo ritrae mentre imita Lilli Gruber) io al gattone ogni tanto gli tiravo la coda, e il principe ogni tanto gli metteva un calzino sul muso (e lui rinculava come per uscire da un tunnel, ih ih) ..
Ok, chiedo scusa e sono pentitissima e mi super-pento anche a nome del principe mio consorte, ma con Tomas abbiamo giocato tanto, e ci ha fatto tanto ridere, ma tanto tanto. E lui al gioco ci è sempre stato perché adorava avere addosso le mani di qualcuno (egocentrico: ha preso da me).
Tomas è stato la nostra televisione per molte sere, il nostro caminetto, lo spiritello della casa.
Ora infatti l'atmosfera è spenta, moderna, assente.
Niente sottofondo di fusa gratis, niente occhioni che sbattono per un altro croccantino please, niente peli che svolazzano al mio passaggio ..

Certe cose semplicemente finiscono.
A prova di ciò, anch'io finisco questa lagna.

PS1: non fiori ma opere di bene, grazie.
PS2: per favore evitatemi la parola 'condoglianze' che è brutta almeno quanto 'mestruazioni'.
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categoria:animali, buoni sentimenti
mercoledì, 29 novembre 2006
pacchi Ho rimesso in sesto un mio vecchio computer a carbone. E' grazie a lui se riesco a postare qualcosa.
Grazie lui.

Nell'aria c'è puzza di natale.
Fritto di macdonald e puzza di natale.
Chiedo scusa a tutti coloro per cui il natale è una festa religiosa, anche se non mi ci vedo letta da papa-boys o papa-girls (papa-gays?) ma non si sa mai.

No, tranquilli, non è un predicozzo sul natale consumista e senza valori, chissenefrega: ognuno condisca la propria esistenza come meglio crede.
Io no, grazie. Sono agnostica e il natale vorrei semplicemente ignorarlo, ma non c'è via di scampo, i babbi natali sortiscono festosi pure dal cesso. Il natale è obbligo ed io non amo l'obbligatorietà e trovo che darsi un appuntamento per scambiarsi regali sia svilente. Ecco.
Mi si dice che il natale si fa per i bambini, ok. Di fatto vivremo tutti coi sonagli delle renne nel culo per almeno una mesata: tutti, non solo i bambini.
Ci ho anche provato a star dietro alla faccenda dei regali ma è noiosissimo. Passo volentieri per asociale, sì sì, pazienza. Che poi, alle persone che ho attorno (e che mi idolatrano incondizionatamente) basta che io respiri .. figuriamoci se si aspettano dei regali .. da me uh uh (che idea bizzarra).

Ma ai regali un tempo ci tenevo.
Anch'io da bambina ho vissuto la fase del natale-favola.
Per me era già una favola il fatto di non dover andare a scuola: quello era il più bel regalo (che asina). E invece non bastava: venivo pure sommersa di giocattoli e dolciumi, che io però meritavo perché ero la principessina timida nel regno della perfezione apparente.
Sotto sotto ero avida e impaziente, e non me ne fregava un cazzo di chi portasse 'sti regali: Bacco Fanale? la befana dei carabinieri? dhl? O addirittura i miei genitori?? Fate a turno, fate come vi pare, ma copritemi di RE-GA-LI.

L'incantesimo della perfezione apparente si ruppe durante un ricevimento natalizio di troppi anni fa, quando per distrazione mi scappò un discreto rutto proprio mentre recitavo la poesia di natale di fronte ad un eccezionale raduno di tutto il mio albero genealogico allora vivente, poesia che le suore naziste riuscirono a inserire nella mia memoria solo grazie all'ipnosi (la mia memoria ha sempre fatto cagare).
Da quel momento, il mio natale divenne un incubo: l'anniversario del rutto.
Ed ogni anno rivivevo lo stesso incubo, in memoria dell'anno precedente, e mi chiedevo - che sarà di me? La regina del rutto libero? Cos'altro di incontrollato uscirà da questo mio corpo anarchico e traditor? Che cosa penseranno i miei avi di me? Ma soprattutto, meriterò comunque la nuovissima barbie botox che desidero tanto? (ero avanti, avantissimo)
Per fortuna ho la memoria corta.
Dimenticai le barbie e passai a cicciobbello.

Gli anni passavano ma, nonostante la droga, continuavo a vivermi male il natale, e senza neanche ricordare bene il perché ..
Ma un bel dì, una vigilia di natale della mia età già matura, capii che la via d'uscita era produrre ogni anno un natale diverso da sostituire al mood di quello vecchio.

Da allora ci provo sempre, ci provo tutti gli anni ad avere un natale diverso.
Fa sempre più o meno schifo, però non è mai uguale.

Allegria. Iuppi.
Son pronta.
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categoria:buoni sentimenti
lunedì, 23 ottobre 2006
sfrancescoQuesta settimana Sorella Malattia è passata a salutare.
So che molti di voi magari soffrono, ma anche qui a corte ogni tanto si soffre: non siamo mica bionde e stupide. Non sempre.

Qualcuno fra voi, qualche signoramia ansiogena che usa l'insetticida al posto del deodorante, dirà che ho fatto male a dichiararmi 'felice' la scorsa settimana, e che sono stata punita per la mia spudoratezza.

Cara Signoramia, non parliamo di me: parliamo di te.
Te che sei corrosa dall'ansia e che per questo hai cosparso la tua vita di abitudini, te che sei solo un insignificante ingranaggio di questa zozza società (e che sei anche un po' invidiosetta di me), come fai a non capire il VA-LO-RE della malattia?
Cioè: se non stessimo mai male, come faremmo a capire quand'è che stiamo bene?


Sorella Malattia si è dedicata subito al principe mio consorte, facendogli dono del celeberrimo Fuoco di Sant'Antonio, una malattia medievale, infatti è una tortura.
A vederlo nudo, sembra che il principe sia stato frustato con dei polipi in fiamme.
Non contenta, Sorella Malattia deve aver pensato che far venire l'influenza a tutti e due fosse un'idea romantica .. e così è stato.
Abbiamo fucilato la servitù per evitare il propagarsi dell'epidemia e ci siamo barricati in casa come fossimo lebbrosi.
Se Sorella Influenza non fosse stata così stronza, magari, avendone le forze, avremmo forse potuto godere di una certa intimità, ma l'unica cosa che qui si è alzata è la febbre. E comunque credo che sesso e catarro siano difficilmente conciliabili.

Ammetto che accudirsi a vicenda è però così piacevole che l'influenza-tandem finisce per essere una vicenda effettivamente romantica e inusuale:  si vive per giorni nello stesso letto, attorno al quale si sviluppa un microcosmo fatto di ciò che serve e di ciò che non serve più, e i germi si moltiplicano felici e i bacilli cantano cori da stadio.
Quindi, cara Signoramia, la felicità non si squaglia né coi popili in fiamme né coi bacilli cantanti.
Anzi: siccome che la persona intelligente impara qualcosa da ogni sua esperienza, io da questa settimana di stasi ho imparato che ogni tanto il corpo deve fare le sue cose, ho imparato che ogni tanto essere umili aiuta ad accettare meglio gli accidenti, e ho imparato che amore è non dover mai dire sbozgkeipuff, e quindi cara Sorella Malattia levati dai coglioni e lascia rientrare Sorella Salute.

La routine di angustia?
Il tran-tran ti attanaglia?
Rompi le abitudini: have a break!
Sparati una simpatica influenza!
Come?
Dalle ore 7:00 alle 21.30 di domani
eccezionalmente sulla terrazza del Pincio in Roma
la Regina Delconato pomicerà con chiunque vorrà essere infettato da lei.
Sempre che io sia infetta.
Male che vada ci rimediate una pomiciata.
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categoria:buoni sentimenti, felicitudine
martedì, 17 ottobre 2006
borsettaHo sentito che per dare una definitiva sferzata d'energia all'ondata di neo-cattolici, Sua Santezza il Sig. P*pa vorrebbe tanto re-introdurre la messa in latino.
Che mattacchione. Dev'essere un nostalgico.
Quest'uomo sembra animato dall'idea di cambiare al più presto qualcosa, ma siccome avanti non ci può andare, gli tocca guardare indietro.
Suggerirei, tanto per cambiare, di accompagnare l'eucarestia con crauti, chiodi di garofano e un goccino di birra, in memoria ti tanto atorata tera ti cermània.

Visto come sono buona?
Anche solo sei mesi fa, i miei post traboccavano di virulenza molesta e fanghiglia astiosa, dirette soprattutto ai nostri politici. Poi, siccome che pure io ho votato questi politici qui (che sono sempre i meno peggio), so che non posso chiedere più di così.
Ammetto che ad un certo punto, proprio mentre preparavo il soffritto del risotto alle pantegane sott'aceto per il gatto, ho anche pensato: ma sì, avanti donne, prendiamo le nostre borsette più toste, andiamo urlando a Montecitorio, tutte cotonate, aspettiamo i politici all'uscita del porcile e li ammazziamo a borsettate sulla fronte, così facciamo tabula rasa e ricominciamo tutto da capo, ok?

Ma mi sono pentita subito: per piacere la guerra no, è un pensiero che inquina la mia fresca neo-innocenza.
E' vero sì che son passionaria e che mi piace l'idea della banda (- andiamo di notte e spacchiamogli il culo!).
Ma ormai amo i monti e il plaid sulle gambe, e non picchio più le cassiere del supermercato solo perché hanno la ricrescita.
Ormai sono buona. Sono buona, perché siccome che sono felice, allora vuol dire che me lo merito.
Me ne sono resa conto ieri, quando su una rivista in bella vista nell'edicola, ho visto il buono Lorenzo Jovanotti sorridere con sotto scritto: 'a 40 anni so cos'è la felicità'.
uau.
Allora si può dire? Non mi devo vergognare, vero?
Anch'io penso di aver trovato la ricetta della mia felicità, che consiste in tanto tanto amore, perché l'amore è la cassa di risonanza della nostra più intima bellezza, è l'amplificazione della nostra anima all'apice del suo potenziale splendore, è l'esperimento più extraumano che una persona può tentare di fare, cioè di fondersi con l'altro.
Se nel frattempo vi drogate anche molto, l'effetto è assicurato.
postato da: ugualina alle ore 16:42 | Permalink | commenti (20)
categoria:buoni sentimenti, politicamentazione, cloralclero
lunedì, 09 ottobre 2006
Mi si cita, miei cari sudditi, su e giù per la blogosfera.
Mica perché sono blogfamosa, no ..
Mi si cita perché sono in-dis-pen-sa-bi-le.
Qual è l'unica vera cosa indispensabile in questa porca vita? L'Amore! E allora mi si cita perché chi entra in contatto con me non può fare a meno di amarmi. E chi non entra in contatto con me mi ama comunque, solo che ancora non lo sa.
Sì, anche tu.

Se devo dire la verità, io, dentro di me stessa medesima, mi sento schifosetta come una crosta del cesso, perché io SO cosa mi dice il cervello, e non sono mai cose che si possono scrivere in un blog raffinato come questo.
Ma ho imparato a fidarmi degli altri: il mondo mi ama per quello che gli do, mi ama per quello che sono, perché sono così, distrattamente inutile.

La mia inutilità consiste nel coinvolgere le persone che mi girano intorno, nella costruzione di un mondo immaginario e parallelo, in cui la realtà viene tradotta e distorta così, per ridere.
E' un mondo in cui tutto ha un soprannome e tutti si trasformano nel fumetto di se stessi, un mondo popolato di creature assurde e piene di rumori e colori e che non sanno fare un cazzo, ma i cui difetti (i nostri) esagerati diventano divertenti, e le parolacce fanno sempre ridere (caccamerda), e la televisione è la sorella stupida della famiglia, e di punto in bianco tutti parlano in romagnolo, insomma un mondo in cui scimmiottare le tenerezze che si fanno ai bimbi è una scusa per farsi le tenerezze sul serio.

bellissimaCorrevano gli anni '90, quando un sera le cui coordinate sono andate perdute nei traslochi, io e il ditoarculo (io e il dito abbiamo un trascorso)(so che molte di voi potrebbero dire la stessa frase ..) stavamo incastrati su un divanetto a righine verdi, e alla televisione davano 'Bellissima' di Luchino Visconti. Nella scena in cui la Annamagnani rincuora la sua bimba sciolta nelle lacrime, la chiama 'PATATA', mentre le sistema dolcemente i capelli.
Io, che sono parrucchiera dentro e fuori, mi son vista tanto Magnani. E lui? Coi boccoli, le forcine e i lagrimoni? Non poteva che essere 'PATATA' (che tenerezza brutta).
Insomma, mi sono ritrovata in questo post del ditoarculo, in qualità di co-autrice di mirabolanti imprese nel mondo della stupidità, a dover spiegare il perché del nick 'patata'.
Il nick 'patata' non è un granché di originalità, specie a Roma che di 'er patata' son pieni i cassonetti.
Ma attorno a questo 'patata' si è sviluppata una demenza varia, come il pianto per le 'cuginette' patatine prima della frittura, e una quantità impressionante di varianti sul nick 'patata': patrappola, patanga, patrottola, patresca, patroia ecc.
frizziPatata portava i Frizzi, un paio di occhiali brutti come quelli che portava Frizzi negli anni ottanta. Non aveva dita ma cotechini, e piedi detti zattere, che puzzavano di vomito. Se alzava la maglietta la sua pancia faceva 'svlat' e se gli toccavi la punta del naso suonava come un citofono.
Ed io? Io al posto delle banali orecchie avevo le 'spoky' (sì, sono un po' a punta, ma non assomiglio a quello di Startrek, uffa), al posto del naso avevo la 'proby' e al posto del mio organo sessuale avevo la 'bistecca'.
Ah: ammetto pubblicamente che ancora oggi anche la punta del mio naso suona come un citofono.

Mi rendo conto mentre scrivo che è tutto moOolto infantile, però rende tutto più possibile.
E pensare che all'epoca ancora non ci drogavamo ..

PS: Patuttaquanta lotta love. Sei riuscito a rendermi orribilmente nostalgica, but I love u.
postato da: ugualina alle ore 10:23 | Permalink | commenti (23)
categoria:cinema, il corpo umano, buoni sentimenti