venerdì, 31 ottobre 2008
mericaIn principio, quand'ero bambina, credevo che l'umanità si dividesse in buoni e cattivi.
Poi ho creduto che si dividesse tra chi piscia in piedi e chi piscia seduto, poi tra chi ama la Carrà e chi la Goggi, poi tra chi mi regalava caramelle e chi mi regalava caramelle senza toccarmi il culo.
In età adolescenziale il mondo era diviso fra chi amava i DuranDuran e chi gli Spandau Ballet, e, più in là, fra chi ascoltava musica bella (quella che piaceva a me) e musica dimmerda (quella che piaceva a te).
Quando ho iniziato a fare i primi viaggi mi è subito stato chiaro che l'umanità si divideva fra chi vola spaparanzato in businness e chi accartocciato in economy.
Ad un certo punto, in seguito ad abbondanti sollecitazioni esterne, mi son convinta che l'essere umano o sta a destra o sta a sinistra, e da quel momento in poi si sono susseguite decinaia e decinaia di discutibili convinzioni su come l'umanità si trovasse divisa: tra chi guarda negli occhi e chi guarda le tette, tra chi ascolta e chi parla per coprire il silenzio, tra chi si accoda e chi si attesta, tra scopabili e manco-con-un-bastone, tra chi ama le proprie puzze e chi è stitico, tra chi crede in un dio e chi crede di essere un dio, tra chi colleziona e chi osserva, tra chi vota B*rlusconi e chi invece sa leggere e scrivere, ecc.
Insomma, nel corso dei secoli ho cambiato idea tante volte, e nell'esercizio dell'ipotesi ho diviso il mondo in tutti i modi, ogni volta con la convinzione di aver colto una sfumatura nuova.

Non è difficile cogliere le sfumature odierne: il mondo in questi giorni è diviso fra Obama e McCain.
Io sono faziosa e tendenziosa, quindi è ovvio che propendo per quel bellomo dell'Obama (Barack! Se non fossi già sposato vorrei essere io la tua Baracka!), ma ormai mi sono anche abituata all'idea che prima o poi gli uomini di potere rivelino tutti delle tare bislacche, quindi tifo ma senza slancio, con la moderazione di chi sa di non sapere.
Il problema, lo sappiamo, è che se tutto il mondo risente delle scelte politiche degli Stati Uniti, l'italia, succube colonia americana qual è, ne risente ancora di più, quindi ..

    Gentile fratello nordamericano, amici statunitensi tutti,
vogliamo per favore evitare di metterci sul groppone un altro vecchio rincoglionito di merda per i prossimi 4-8 anni?
Grazie.
postato da: ReginaDelconato alle ore 13:18 | Permalink | commenti (19)
categoria:politicamentazione
venerdì, 10 ottobre 2008
CarfagnaNonostante il fatto certo che dentro ognuno di noi alberga un po' di mignotta (un peu de mignott), credo che per chiunque sia difficile immaginare cosa stia realmente vivendo una prostituta di strada in questi giorni a Roma.
Io, che in quanto regina non mi faccio mancare nulla, ne frequento una, la quale mi offre quotidianamente la sua viva (per ora) testimonianza.
Per rispettare il suo privato, la chiamerò Gianfilippo.

Gianfilippo è una donna transessuale argentina che vive di prostituzione a Roma da quasi 20 anni.
A differenza di molte sue 'colleghe', Gianfilippo non ama particolarmente il sesso, ma dice che se non si prostituisse non saprebbe di che vivere, perché una come lei non la prende a lavorare nessuno, a fare che cosa poi?
Certo, nell'epoca d'oro (anni 80/90) era imballata di soldi, ma i risparmi di Gianfilippo erano tutti in Argentina al momento del crac finanziario del 2002, fagocitati nel nulla ..
Da allora non è più riuscita a risparmiare (anche perché credo che dopo un fattaccio del genere ti passi pure la voglia).
Così i tempi peggiorano, e una trans senza battacchio vale sempre meno, ormai quanto una banale donna biologica.
E come se non bastasse arrivano gli Alemanni e le Carfagne, tutti gonfi di ansie dimostrative, i quali pensano bene (benpensano) di dire basta-basta a questo inaccettabile catto-scempio che è la prostituzione, e insieme danno libero sfogo alla fascio-repressione: devi sparire, te ne devi annà.

Gianfilippo solitamente lavora in un parcheggio di Roma nord, vicino al Tevere.
Zona di trans brasiliane, poche le 'operate' come Gianfilippo, e pochissime le altre argentine che lavorano per strada (troppo poche per far banda come le brasiliane).
Da oltre un paio d'anni, Gianfilippo lamenta sul lavoro un aumento di episodi inspiegabilmente violenti: automobili cariche di giovani ma anche coppiette di fidanzati, si recano di notte nelle zone di battuage con sassi, bottiglie, uova e tutto il lanciabile da utilizzare per il divertentissimo torneo di tiro libero alla trans che scappa.
Gianfilippo racconta che le italiche femmine, quelle sedute a fianco del loro fidanzato, si scagliano contro le trans in modo particolarmente violento, anche verbalmente ('froci di merda' è la frase più gettonata, il che lascia ben intuire l'humus abissalmente ignorante sul quale crescono le pulsioni violente di quelle poverine).
Ho sentito simili episodi aumentare di frequenza ed intensità, finché un giorno della scorsa primavera Gianfilippo mi ha raccontato di una trans derubata e uccisa a bastonate, e una settimana dopo di una trans derubata e soffocata nel letto di casa sua con un sacchetto di plastica (ovviamente, nessuno scandalo sui media per due puttane ammazzate).
Gianfilippo stessa è stata intenzionalmente investita da un'automobile di simpatici festaioli del sabato sera. Senza contare gli ematomi procurati dagli oggetti volanti.
Grazie al sindaco Alemanno, a questa fiaba si è aggiunta la guerra tra prostitute, costrette a migrare di zona buia in zona buia, espulse dalle strade più in vista verso gli angoli più appartati della capitale, ammucchiate fra i cespugli per nascondersi alle guardie, o ammucchiate a un metro l'una dall'altra, in lotta continua per guadagnare centimetri di marciapiede e per accalappiare i pochissimi temerari clienti rimasti in giro.

Una notte al gabbio è toccata anche a Gianfilippo.
Una notte al gabbio devono farsela tutti, fa parte del trattamento: le forze dell'ordine creano un fatto scomodo, un'evento brutto che nessuno voglia rivivere, e infatti Gianfilippo è rimasta per 12 ore nel girone degli ultimi, tutti sottoposti ad un'azione cinematograficamente intimidatoria, il che sarebbe il meno, perché il guaio è che il caos delle svariate decine di persone che urlano, sudano, si picchiano, si drogano, cagano e pisciano nello stesso ingabbiato spazio è tutto vero.
Gianfilippo, che è una dama di una certa classe, è riuscita a scovare un briciolo di umanità in una guardia che le ha permesso di fare pipì in un cesso pulito.
(Grazie, guardia buona.)
Il tiggì non lo dice, ma dopo 12 ore fra le sbarre, le prostitute italiane pagano la multa di 200 €, mentre tutte le altre sono automaticamente clandestine e quindi vengono liberate. Non esistono centri accoglienza per le puttane. Nessuna prostituta è stata rimpatriata. Nessuno ha proposto una regolamentazione della professione.
Il commento di Gianfilippo: mi hanno fatto sentire sporca, come se fossi il peggior delinquente, come se avessi squartato dei bambini, però meno male che non sono italiana perché 200 € di multa non ce li ho.

    Caro sig. Ale Manno, gentile sig.na Amara Carfogna (e con voi tutti quelli che la pensano come voi), potremmo passare le ore a discutere su tutto ciò che a questo mondo è giusto e ciò che è sbagliato e chirichì e corocò, ma io credo che voi stiate scaricando sulle prostitute la vostra personale idea che la prostituzione sia un lavoro indegno.
Ed è un'idea vostra, non mia, per esempio.
Quello che voi state promuovendo elimina sicuramente le puttane dalla vostra vista, ma produce una dolorosa guerra fra poveri, e per poveri intendo poveri di mezzi e poveri di speranze: non è ignorando l'esistenza di queste persone che avrete risolto il problema.


Questa è la prova di quanta ipocrisia ci sia nel considerare indegno l'abbigliamento delle mignotte.
E questo è quello che penso dell'acume del sig. Gialle Manno e di suor Occhio Bovino:



postato da: ReginaDelconato alle ore 16:21 | Permalink | commenti (27)
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