Bassa veronese, 24 dicembre, vigilia di natale, ferragosto dei consumatori. Il paese brulicava di anime sante alla ricerca del regalo per la cognata del cugino del gatto della nonna del vicino. L'aria profumava di legna (che cazzo mi sto fumando?) e di affratellante giuoia.Le donne nelle cucine farcivano il farcibile (no, il cane no), gli uomini erano fuori a far legna (invece di farsi seghe come gli altri giorni) e i bambini .. i bambini non c'erano, non c'erano bambini, non ho visto bambini (vuoi vedere che i bambini padani lavorano anche la vigilia di natale come i bambini cinesi?).
La tipica/solita uggia padana avvolgeva i nostri pensieri, che infatti erano tutti umidi, perciò cercammo riparo nel Bar Armando.
Il Bar Armando fu il luogo meraviglioso in cui le mie timide labbra di principessa succhiarono i primi ghiacciuoli alla menta, il luogo in cui fui illuminata dalle prime bestemmie a colori: è il bar ufficiale del paesello in cui ho vissuto per i primi 25 lentissimi anni della mia vita.
Il Bar Armando ha subìto così tanti lifting da non essere più riconoscibile, ma l'atmosfera pesantemente sospesa è sempre la stessa, così come gli uomini da bar, che hanno sempre la faccia beotamente beata di chi solo al bar riesce a sublimare la propria nullità.
Parcheggiamo le renne ed entriamo, io e la Fatafosca, nel suddetto bar. Prontamente ci accoglie Frau Cattiva, una tizia buia tutta di nero bardata, che sprizza rigore ed efficienza da ogni spigolo. Una di quelle che ti guardano male perché esisti.
- 'sera signori, prego signori, altro signori?
Io e la mia amica vorremmo ricamare 2 chiacchiere appartate e perciò ci dirigiamo istintivamente verso una saletta vuota e ben illuminata, dove ci sono alcuni tavoli con dei quotidiani buttati lì, il presepe incastrato nel caminetto (che simpatica idea matta, prendete nota care amiche) e le lucine colorate che lampeggiano ignare della crisi energetica. Di fronte a me, dal centro della parete, mi viene incontro un antico ritratto fotografico di Bruno Vespa pelato.
Ma checcazzodico: è Benito Mussolini!
mm .. la neritudine di Frau Cattiva assume una valenza ideologica! Chissà se il suo nome di battesimo è Claretta o Edda (forse Claredda).
E' un'imboscata? Ci picchieranno con dei grossi manganelli neri?
Essendo nata qui, so che la fantasia da queste parti è così scarica che il ripescaggio nel passato sembra l'unica opzione ragionevole a cui attaccarsi, ma, giuda porco, un altro idolo no? Non vi è venuto in mente niente di meglio? Tipo, un bel poster dei Tokio Hotel? del Trio Lescano? Per carità, non posso sganciarmi dalle mie tetre radici culturali fasciste. Ciò non toglie che vedere il ritratto del duce esposto con orgoglio mi turba un po': sapevo che era nell'aria, ma credevo fosse solo un fantasma ..
Comunque non ci siamo fatte intimorire, io e la Fosca, e abbiamo brindato alle nostre chiacchiere con del bollente thé padano, all'ombra del mascellòn mussoliniano.
Non era un'imboscata, non ci hanno sfiorate neanche con un dito (mannaggia). Non ci ha cagato nessuno tranne Frau Cattiva che ogni tanto si affacciava lanciando fulmini gratis.
Sono quasi certa che la silente severità del duce ci abbia protette da marocchini e omosessuali di passaggio. Ma anche dai fulmini di Frau Cattiva.
Non ho mai avuto modo di prendere visione del noto film della brontochecca Franca Zeffirella dal titolo Tea With Mussolini, ma sono certa che Benito si sia divertito di più con noi che con quel branco di vecchie.





Da un bel pezzo a corte si farfuglia l'ipotesi di uscire dalla città per vivere in campagna.
Nel frattempo ascolto i Police.