lunedì, 19 novembre 2007
fuckyouUn grumo di schifi. Lasciatemi dire che guardando i vostri test sulle attitudini religiose, c'è un inquietante numero di gentaglia (fra cui la regina medesima) che si rivela perfino percentualmente cattolica. Per quanto riguarda me, so già che la mia parte cattolica è ciò che rimane quando non sono dedita agli atti impuri, quindi poca roba. Per quanto riguarda voi, oh inconsapevoli misture di culture decadenti, non fa niente, vi amo lo stesso: amore per tutti! Riuscirei a volervi un po' di bene perfino se foste fan di Comecazzosichiama Tatangelo, figuriamoci satanisti, che al massimo della pericolosità squartano qualche stupida pulzella bionda, o magari mora .. Al sangue ci siamo abituati, no?
Da un po', se non ci avete fatto caso, non riesco a commentare la politica. Il problema è che non posso commentare qualcosa che non esiste (la motivazione vera è che sono una comunista faziosa, infatti prodi è sexy).
Mi balzano quotidianamente agli occhi invece fiumi di torrido odio che sgorgano dai vomitoi mediatici.

Provo poco interesse per le cause che provocano l'odio, troppo soggettive per essere prese seriamente. Mi intrippa invece la gestione dell'odio.

Una decina d'anni fa l'ho provato anch'io, l'odio. Un odio tanto così: spontaneo e forte come un puledro di razza su un verde prato pieno di boazze. Non sto parlando di pesanti divergenze fra umani: parlo di odio vero, cioè di un sentimento sordo e cieco e totalizzante esattamente come l'amore, che però dava tutta la responsabilità della mia infelicità a un colui (infido e maldestro). Sono arrivata a desiderarne la morte, il che, per un residuato hippy quale ambirei essere, è un'infamia devastante (sigh).
Cessati i rapporti con colui, mi sono ritrovata con la vita sottosopra (grazie colui): amici spariti, lavoro compromesso, orgasmo assente, umore anti-uomo. Ma nessuna crepa era brutta da sopportare quanto l'odio che mi inchiodava a colui. Nulla era più svilente dell'assenza di altri pensieri.
Allora mi misi a scrivere, in principio senza neanche guardare fuori dall'oblò, poi più circospetta, senza sapere se scrivessi per me o per i posteri, e vomitai un odio a forma di parole: incalzavo, smontavo, stilettavo (uh quanto mi piacque scrivere!), coniavo avverbi che tuonavano come bestemmie.
Dopo 100 e rotte pagine, il mio odio era tutto lì, bello disteso, sotto i miei occhi, e mi sfidava. Aprivo una pagina e mi scureggiava in faccia. Più lo rileggevo più sembrava incattivirsi. Alla fine mi sembrava che il mio odio fosse molto più cattivo di me, e ridondante, e noioso, e tutto quello che avrei davvero voluto dire a quel punto era: per favore, nessuno si pulisca il culo con la fiducia che gli do .. Ma tutte le altre parole, francamente .. ora ..
Feci comunque leggere il manoscritto a colui e alle persone a me vicine.
Era già evidente che il distacco che provavo adesso nei confronti del mio odio in vetrina, si sarebbe presto trasformato in imbarazzo e poi in vergogna, che per quanto mi riguarda è un sentimento minore, lo smonto parlandone. Ma perché arrivare alla vergogna? Perché ho permesso a me stessa di sostare così a lungo in quella melma che procuravano danni soprattutto a me?
Inesperienza, direi, sia nella selezione del materiale umano, sia nella gestione del conflitto. Con colui, infatti, ero in guerra già molto prima di arrivare ad odiarlo, molto prima che lui diventasse il mio amante fisso e contemporaneamente il mio braccio destro e contemporaneamente il mio autista e stilista personale ..
E poi non sapevo: non sapevo che il tempo scioglie anche l'odio, e che vivere è l'unica cura.
Poco importa di chi sono le colpe dei misfatti: il conflitto insanato è un campanello d'allarme, e il conflitto reiterato è una sirena spaccamaroni, che non puoi non farci caso, quindi a quel punto no grazie, io scendo qui, tieni pure i cocci, e anche i tanga, il mondo è grande, la gente è tanta.
A ragion veduta, devo dire che l'elaborazione dell'odio, tagliato fine-fine come un trito di cipolla, è stata una delle esperienze più illuminanti e stancanti e formative della mia regale ed inutile esistenza, grazie al fatto che sono stata anche bravina a non sporcarmi le mani (un paio di volte stavo per spaccargli il muso, a colui, il che sarebbe stato imperdonabile) e grazie al fatto che la mia straordinaria intelligenza ricicla tutto. Volendo, un buon motivo per odiare lo trovo ancora, lo troviamo tutti, ma il devasto fisico e mentale che ne consegue non vale la pena, parola di stronza.

Il putrido manoscritto oggi giace in qualche cassetto, a fare da condominio agli acari. Sarebbe comodo disfarsene e procedere col makeup, ma magari no, mi tengo la cicatrice nel cassetto, so che c'è. Sono soddisfatta che ormai tutto sia pacifico, così pacifico che 5 anni fa ho rivisto colui, con tanto di scopata d'addio, perché sono mediamente schifosa e continuo a produrre sporcizia, però adesso la filtro.

PS: 'AMORE PER TUTTI!' ovviamente non vuol dire che la do a tutti, ma solo ai primi 100 di voi che mi contatteranno entro le 10.30 del 08/08/2008 (colui smettila: tu sei escluso).
PPS: devo l'ispirazione del grido 'AMORE PER TUTTI!' alla Strega Amelia, nonché Lagiovanna, poi Monaca Bastarda (poi non so, ma so che c'è)(ciao cara).
postato da: ugualina alle ore 20:08 | Permalink | commenti (20)
categoria:tv , buoni sentimenti, felicitudine