lunedì, 23 ottobre 2006
sfrancescoQuesta settimana Sorella Malattia è passata a salutare.
So che molti di voi magari soffrono, ma anche qui a corte ogni tanto si soffre: non siamo mica bionde e stupide. Non sempre.

Qualcuno fra voi, qualche signoramia ansiogena che usa l'insetticida al posto del deodorante, dirà che ho fatto male a dichiararmi 'felice' la scorsa settimana, e che sono stata punita per la mia spudoratezza.

Cara Signoramia, non parliamo di me: parliamo di te.
Te che sei corrosa dall'ansia e che per questo hai cosparso la tua vita di abitudini, te che sei solo un insignificante ingranaggio di questa zozza società (e che sei anche un po' invidiosetta di me), come fai a non capire il VA-LO-RE della malattia?
Cioè: se non stessimo mai male, come faremmo a capire quand'è che stiamo bene?


Sorella Malattia si è dedicata subito al principe mio consorte, facendogli dono del celeberrimo Fuoco di Sant'Antonio, una malattia medievale, infatti è una tortura.
A vederlo nudo, sembra che il principe sia stato frustato con dei polipi in fiamme.
Non contenta, Sorella Malattia deve aver pensato che far venire l'influenza a tutti e due fosse un'idea romantica .. e così è stato.
Abbiamo fucilato la servitù per evitare il propagarsi dell'epidemia e ci siamo barricati in casa come fossimo lebbrosi.
Se Sorella Influenza non fosse stata così stronza, magari, avendone le forze, avremmo forse potuto godere di una certa intimità, ma l'unica cosa che qui si è alzata è la febbre. E comunque credo che sesso e catarro siano difficilmente conciliabili.

Ammetto che accudirsi a vicenda è però così piacevole che l'influenza-tandem finisce per essere una vicenda effettivamente romantica e inusuale:  si vive per giorni nello stesso letto, attorno al quale si sviluppa un microcosmo fatto di ciò che serve e di ciò che non serve più, e i germi si moltiplicano felici e i bacilli cantano cori da stadio.
Quindi, cara Signoramia, la felicità non si squaglia né coi popili in fiamme né coi bacilli cantanti.
Anzi: siccome che la persona intelligente impara qualcosa da ogni sua esperienza, io da questa settimana di stasi ho imparato che ogni tanto il corpo deve fare le sue cose, ho imparato che ogni tanto essere umili aiuta ad accettare meglio gli accidenti, e ho imparato che amore è non dover mai dire sbozgkeipuff, e quindi cara Sorella Malattia levati dai coglioni e lascia rientrare Sorella Salute.

La routine di angustia?
Il tran-tran ti attanaglia?
Rompi le abitudini: have a break!
Sparati una simpatica influenza!
Come?
Dalle ore 7:00 alle 21.30 di domani
eccezionalmente sulla terrazza del Pincio in Roma
la Regina Delconato pomicerà con chiunque vorrà essere infettato da lei.
Sempre che io sia infetta.
Male che vada ci rimediate una pomiciata.
postato da: ugualina alle ore 10:03 | Permalink | commenti (27)
categoria:buoni sentimenti, felicitudine
martedì, 17 ottobre 2006
borsettaHo sentito che per dare una definitiva sferzata d'energia all'ondata di neo-cattolici, Sua Santezza il Sig. P*pa vorrebbe tanto re-introdurre la messa in latino.
Che mattacchione. Dev'essere un nostalgico.
Quest'uomo sembra animato dall'idea di cambiare al più presto qualcosa, ma siccome avanti non ci può andare, gli tocca guardare indietro.
Suggerirei, tanto per cambiare, di accompagnare l'eucarestia con crauti, chiodi di garofano e un goccino di birra, in memoria ti tanto atorata tera ti cermània.

Visto come sono buona?
Anche solo sei mesi fa, i miei post traboccavano di virulenza molesta e fanghiglia astiosa, dirette soprattutto ai nostri politici. Poi, siccome che pure io ho votato questi politici qui (che sono sempre i meno peggio), so che non posso chiedere più di così.
Ammetto che ad un certo punto, proprio mentre preparavo il soffritto del risotto alle pantegane sott'aceto per il gatto, ho anche pensato: ma sì, avanti donne, prendiamo le nostre borsette più toste, andiamo urlando a Montecitorio, tutte cotonate, aspettiamo i politici all'uscita del porcile e li ammazziamo a borsettate sulla fronte, così facciamo tabula rasa e ricominciamo tutto da capo, ok?

Ma mi sono pentita subito: per piacere la guerra no, è un pensiero che inquina la mia fresca neo-innocenza.
E' vero sì che son passionaria e che mi piace l'idea della banda (- andiamo di notte e spacchiamogli il culo!).
Ma ormai amo i monti e il plaid sulle gambe, e non picchio più le cassiere del supermercato solo perché hanno la ricrescita.
Ormai sono buona. Sono buona, perché siccome che sono felice, allora vuol dire che me lo merito.
Me ne sono resa conto ieri, quando su una rivista in bella vista nell'edicola, ho visto il buono Lorenzo Jovanotti sorridere con sotto scritto: 'a 40 anni so cos'è la felicità'.
uau.
Allora si può dire? Non mi devo vergognare, vero?
Anch'io penso di aver trovato la ricetta della mia felicità, che consiste in tanto tanto amore, perché l'amore è la cassa di risonanza della nostra più intima bellezza, è l'amplificazione della nostra anima all'apice del suo potenziale splendore, è l'esperimento più extraumano che una persona può tentare di fare, cioè di fondersi con l'altro.
Se nel frattempo vi drogate anche molto, l'effetto è assicurato.
postato da: ugualina alle ore 16:42 | Permalink | commenti (20)
categoria:buoni sentimenti, politicamentazione, cloralclero
lunedì, 09 ottobre 2006
Mi si cita, miei cari sudditi, su e giù per la blogosfera.
Mica perché sono blogfamosa, no ..
Mi si cita perché sono in-dis-pen-sa-bi-le.
Qual è l'unica vera cosa indispensabile in questa porca vita? L'Amore! E allora mi si cita perché chi entra in contatto con me non può fare a meno di amarmi. E chi non entra in contatto con me mi ama comunque, solo che ancora non lo sa.
Sì, anche tu.

Se devo dire la verità, io, dentro di me stessa medesima, mi sento schifosetta come una crosta del cesso, perché io SO cosa mi dice il cervello, e non sono mai cose che si possono scrivere in un blog raffinato come questo.
Ma ho imparato a fidarmi degli altri: il mondo mi ama per quello che gli do, mi ama per quello che sono, perché sono così, distrattamente inutile.

La mia inutilità consiste nel coinvolgere le persone che mi girano intorno, nella costruzione di un mondo immaginario e parallelo, in cui la realtà viene tradotta e distorta così, per ridere.
E' un mondo in cui tutto ha un soprannome e tutti si trasformano nel fumetto di se stessi, un mondo popolato di creature assurde e piene di rumori e colori e che non sanno fare un cazzo, ma i cui difetti (i nostri) esagerati diventano divertenti, e le parolacce fanno sempre ridere (caccamerda), e la televisione è la sorella stupida della famiglia, e di punto in bianco tutti parlano in romagnolo, insomma un mondo in cui scimmiottare le tenerezze che si fanno ai bimbi è una scusa per farsi le tenerezze sul serio.

bellissimaCorrevano gli anni '90, quando un sera le cui coordinate sono andate perdute nei traslochi, io e il ditoarculo (io e il dito abbiamo un trascorso)(so che molte di voi potrebbero dire la stessa frase ..) stavamo incastrati su un divanetto a righine verdi, e alla televisione davano 'Bellissima' di Luchino Visconti. Nella scena in cui la Annamagnani rincuora la sua bimba sciolta nelle lacrime, la chiama 'PATATA', mentre le sistema dolcemente i capelli.
Io, che sono parrucchiera dentro e fuori, mi son vista tanto Magnani. E lui? Coi boccoli, le forcine e i lagrimoni? Non poteva che essere 'PATATA' (che tenerezza brutta).
Insomma, mi sono ritrovata in questo post del ditoarculo, in qualità di co-autrice di mirabolanti imprese nel mondo della stupidità, a dover spiegare il perché del nick 'patata'.
Il nick 'patata' non è un granché di originalità, specie a Roma che di 'er patata' son pieni i cassonetti.
Ma attorno a questo 'patata' si è sviluppata una demenza varia, come il pianto per le 'cuginette' patatine prima della frittura, e una quantità impressionante di varianti sul nick 'patata': patrappola, patanga, patrottola, patresca, patroia ecc.
frizziPatata portava i Frizzi, un paio di occhiali brutti come quelli che portava Frizzi negli anni ottanta. Non aveva dita ma cotechini, e piedi detti zattere, che puzzavano di vomito. Se alzava la maglietta la sua pancia faceva 'svlat' e se gli toccavi la punta del naso suonava come un citofono.
Ed io? Io al posto delle banali orecchie avevo le 'spoky' (sì, sono un po' a punta, ma non assomiglio a quello di Startrek, uffa), al posto del naso avevo la 'proby' e al posto del mio organo sessuale avevo la 'bistecca'.
Ah: ammetto pubblicamente che ancora oggi anche la punta del mio naso suona come un citofono.

Mi rendo conto mentre scrivo che è tutto moOolto infantile, però rende tutto più possibile.
E pensare che all'epoca ancora non ci drogavamo ..

PS: Patuttaquanta lotta love. Sei riuscito a rendermi orribilmente nostalgica, but I love u.
postato da: ugualina alle ore 10:23 | Permalink | commenti (23)
categoria:cinema, il corpo umano, buoni sentimenti
lunedì, 02 ottobre 2006
okDiciamolo: sotto i velluti e gli ermellini, sotto questa mia algida scorza dura, c'è una ragazza normale, anonima, con desideri orribilmente comuni. Non dico che vorrei un figlio o delle tette nuove (...), ma dico che oggi mi è capitata fra le mani una di quelle riviste che servono a farti sentire donna .. Cosa? Monella 3000? Cammella 4000? Volgari. Qui, niente tette in copertina, niente scoop, niente sbang.
La rivista si chiama OK la salute prima di tutto (- ok, la salute anch'io, tante belle cose, arrivederci), in copertina c'è pure scritto Direzione Scientifica Fondazione Umberto Veronesi. Allora mi fido.
OK la salute prima di tutto è la tipica rivista femminile per la donna benpensante del 2000: là dove l'universo maschile si è fermato a calcio fica telefonini motori e calcio, noi donne invece viviamo immerse in un rosapinto universo di ansie e preoccupazioni e ansie e paure e ansie che riguardano i figli, la chirurgia plastica, il flusso mestruale, la ricerca del punto G,  come affrontare le corna con stile ecc.
Sfoglio le lucide pagine odorose d'inchiostro, osservo le immagini, leggo alcuni misteriosi titoli:

A 2 anni non parla ancora? Potrebbe diventare come Einstein (potrebbe? e se mi rimane muto e scemo?)
Ogni donna ha bisogno di 2 uomini (ma certo: uno davanti e uno didietro)
Un colpo di laser e la voglia se ne va (laser come bromuro? da usare contro gli ammiratori troppo calorosi?)
La patatina sul naso si riduce in un paio d'ore (storia di una contorsionista a cui si è misteriosamente ristretta la vagina)
Quand'ecco, l'occhio cade su un capolavoro di titolo: La signorina porta sempre i calzoni? O è una ribelle e è una bambina.
(Lo so, lo sento: questo articolo mi farà sentire donna, anzi: signorina)('signorina' poi .. ma dove vivono questi?).
Lettera:

Mia figlia, a 18 anni, indossa soltanto i pantaloni. Tutti i santi giorni, anche in piena estate .. Eppure ha delle belle gambe! Come posso fare per convincerla a valorizzarsi di più? Giacomo C. (Macerata)

Di getto gli risponderei: caro Giacomo, ma non c'hai proprio un cazzo da fare?
Di secondo getto gli risponderei: caro Giacomo, dipingi tua figlia di rosa e mettile in mano un vibratore al posto del gelato, che facesse allenamento. Ecco come si valorizza una figlia: insegnandole qualcosa da fare, non mostrandola come un trofeo (a cosa serve dipingerla di rosa? non so, ma mi piace).
La psicologa Maria D'Alessio invece risponde che (...) la ragione per cui sua figlia porta sempre i pantaloni potrebbe essere l'insicurezza nel vivere la propria femminilità. I pantaloni, che rendono simili ai maschi, possono essere un modo per non differenziarsi, per restare nell'età infantile.

Cara psicologa Maria D'Alessio, ma non c'hai proprio un cazzo da fare?
E se i pantaloni fossero semplicemente più comodi?
postato da: ugualina alle ore 01:40 | Permalink | commenti (25)
categoria:nulla, curiositÃ